Da marzo a fine giugno 2017 la Lancia Aurelia Pf 200 del Museo Pac è stata tra le 13 auto protagoniste di “Crossroads”, mostra temporanea di arte, cinema e automobili al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. La mostra è stata dedicata al tema incroci Italia-Usa, dal dopoguerra al boom economico, una retrospettiva per raccontare il contesto socio-culturale italiano a confronto con quello americano tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e gli Anni Sessanta, analizzando le reciproche influenze tra arte e car design.

Attraversando tre macro aree tematiche – On the Road vs La strada, Cinecittà e Hollywood, Dive & Latin Lover – la mostra spaziava dal cinema alla letteratura, dalla pittura alla fotografia, negli anni in cui l’arte esasperava i simboli del consumismo e nasceva il mito della televisione e della pubblicità, che diffondevano le immagini della nascente controcultura americana in contrapposizione a un’Italia che iniziava a rialzarsi dopo la guerra, il tema della ricostruzione, il mito della città industriale, il realismo delle periferie e Pier Paolo Pasolini, le pin-up e James Dean.

La Lancia Aurelia “PF 200” è sicuramente il pezzo più esclusivo del museo Pac, per rarità, importanza storica e lignaggio. Nel 1952 Pininfarina presentò al salone di Torino una concept car basata su telaio e meccanica Lancia Aurelia B52. La show car non era destinata al mercato. Si trattava di un esercizio stilistico per stupire la clientela più esigente ai saloni dell’auto e nei concorsi di eleganza (assai in voga a quei tempi).

La linea affusolata ricordava le fusoliere dei jet militari dell’epoca, dotati di grossa presa d’aria sul frontale. Fu l’unica creazione a cui Battista ‘Pinin’ Farina volle dare il proprio nome, siglando il modello appunto con le iniziali PF, seguite dalla cifra 200, che stava a indicare la cilindrata di 2000 cc del propulsore Lancia aspirato a 6 cilindri da 90 cv progettato da Vittorio Jano.
Di quel modello, tra spider e coupé sono stati costruiti probabilmente 5 esemplari tra il ’52 e il ’55 ma ognuno è stato realizzato con piccole caratteristiche diverse e rappresenta quindi a tutti gli effetti un pezzo unico.

L’esemplare custodito da Pac, unico in Italia, è appartenuto al cantante e attore Renato Rascel che, dopo l’acquisto al salone dell’auto di Torino del 1952, lo tenne per alcuni anni con sé a Roma all’epoca della Dolce Vita.